The End Records
2009
Juliette Lewis è e sarà sempre “Natural Born Killers”, “Strange Days”, “Kalifornia” e molto altro ancora. Juliette però, per chi ancora non lo sapesse, è da un po’ di anni ormai anche una cantante. Una rocker per l’esattezza, ma d’altronde non poteva essere altrimenti. La voce c’è, la grinta anche e la Lewis, inoltre, è un vero e proprio animale da palcoscenico. Infatti consiglio vivamente a tutti di andarla a vedere dal vivo a Milano presso il Music Drome, il 21 di Novembre. Juliette Lewis è sempre stata una tosta, con un passato di sesso droga e rock and roll. Un passato cancellato dalla sua mente però, anche grazie a quell’assurda setta di Scentology, che ha “rincoglionito” (scusate il termine) un sacco di divi di Hollywood, cosa davvero inspiegabile. Non è un caso però, che fino ad ora io non abbia ancora parlato della musica di Juliette, perchè, come sempre, quando sia ha a che fare con un personaggio così di spicco, è la fama a precedere la persona e in questo preciso caso la musicista. Diciamoci la verità, se Juliette fosse stata una qualunque ragazza americana il suo disco con i The Licks e questo nuovo “Terra Incognita”, di certo non sarebbe stato apprezzato allo stesso modo. Io la Lewis la preferivo con i The Licks, lo ammetto, perchè erano molto più punk, ma riguardo ciò esistono pareri davvero contrastanti. Ad ogni modo Juliette resta comunque una persona davvero cool e la sua voce non è per niente male, anzi. Basti sentire il blues vecchio stile del brano “Hard Lovin’ Woman”, presente in “Terra Incognita”, per rendersi conto che del talento c’è, su questo non c’è dubbio. Il problema della Lewis è che le sue canzoni, musicalmente parlando, peccano sempre di qualcosa. Forse manca dell’emozione, della ricerca negli arrangiamenti, oppure la Lewis è semplicemente più un interprete che altro, molto più brava a recitare. La musica infatti, per Juliette, è diventata più una sorta di hobby e di divertimento, a differenza di Jared Leto per esempio (altro attore, che ha fondato i 30 Seconds to Mars) che sembra aver raggiunto maggior successo cantando piuttosto che recitando. Insomma, ad ognuno il suo destino, ma noi crediamo fermamente che quello di Juliette, purtroppo, non sarà ancora per molto quello di cantante.
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By Dejanira Bada
– 9 novembre 2009
Island Records
2009
Era da molto tempo che non mi succedeva d’innamorarmi così della voce di un’artista. Una volta ascoltato il primo singolo estratto “Rabbit Heart (Raise It Up)” infatti, ho avuto un vero e proprio colpo di fulmine. Stiamo parlando dei Florence and The Machine, che nel Giugno del 2009 hanno rilasciato il loro primo album intitolato “Lungs”. Un po’ come per le Bat for Lashes però, anche qui in realtà abbiamo a che fare con una sola persona, che è un po’ la mente del progetto e che si chiama, per l’esattezza, Florence Leontine Mary Welch, nata a Londra. Il video del singolo sopra citato sta ancora girando, per fortuna, su Mtv Brand New, ma nel caso non lo aveste ancora visto, vi consiglio vivamente di andarlo a recuperare sul canale on line della Mtv Brand New Chart. C’è da dire, inoltre, che per una volta abbiamo a che fare un album bello dall’inizio alla fine, dove non si salva soltanto il singolo “attira masse” (anche se questo non è il caso di Florence). La cantante, a mio avviso, è una delle voci più belle degli ultimi anni, tanto da essere già stata paragonata a Kate Bush, della quale potrebbe essere tranquillamente degna erede. La ragazza, inoltre, dai capelli rosso fuoco un po’ alla Tori Amos, sembra una vera e propria modella. Bella, alta, magra, ma nonostante questo il suo viso ha un qualcosa di incredibilmente rock, di vissuto, che quasi ricorda vagamente Courtney Love (ma di certo non nella voce), in una versione molto più glamour e allo steso tempo un pò hippy. Il genere proposto da Florence è un misto tra elctro-pop, indie-rock, soul e molto altro ancora, tanto che le etichette che potremmo affibbiarle potrebbero essere innumerevoli. Per una volta però, non vogliamo star qui a parlare di stile, di tecnica (in cui Florence ad ogni modo eccelle), ma più che altro di emozioni, quelle stesse emozioni che la cantante è in grado di regalarci ( “Thi is s gift”..) con la sua splendida, unica ed inconfondibile voce. Un timbro intenso, spettacolare, capace di far venire i brividi anche all’animo più insensibile del mondo. Per non parlare della sua estensione vocale, semplicemente inimitabile. Sicuramente “Lungs” è un ottimo album d’esordio e la bellissima Florence è un personaggio da tenere d’occhio e che sicuramente farà parlare molto di se. E se ciò non avverrà, è perchè in Italia, come sempre, di musica molti, scusate, non ne capiscono proprio niente.
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By Dejanira Bada
– 4 novembre 2009
Sarà, ma a me questi Paramore non mi hanno mai convinto. “Riot” rimane sicuramente il loro miglior disco e “Brand New Eyes” purtroppo non è certo all’altezza. Degno di nota è sicuramente il primo singolo estratto “Ignorance”, ma per il resto l’album, a mio modesto parere, risulta essere un po’ troppo “morbido”. La voce della cantante Hayley Williams è senza ombra di dubbio sempre strepitosa, ma da qui a definirli una band puramente rock oppure alternativa ce ne passa davvero! In “Brand New Eyes”, sfortunatamente, lo spirito un po’ punk della band sembra essere svanito per sempre. Le sonorità infatti, strizzano un po’ troppo l’occhio ad un qualcosa di commerciale, quasi pop-rock, con una Williams alle prese con un esagerato sentimentalismo troppo sdolcinato. Durante l’ascolto del disco ci si domanda: “Ma dov’è finito lo spirito della ragazza tosta di “Riot”, che sembra in parte emergere soltanto nel singolo “Ignorance”?” Quest’ultimo brano infatti, sembra creato appositamente per trarre in inganno l’ascoltatore, facendo credere che anche il resto del disco sia così e invece no! “Brand New Eyes” non si capisce proprio dove voglia andare a parare. Sicuramente “Decode” ha portato al gruppo un notevole successo commerciale e i ragazzi han pensato bene di mantenere quello stile per entrare nelle classifiche di tutto il mondo. Ed effettivamente così è stato. Il successo di questo loro ultimo lavoro, non a caso, è stato davvero notevole, ma proprio per questo motivo dovremmo smettere di considerarli una band alternativa e “hard-rock.” Peccato, ci verrebbe da dire, perchè il potenziale c’era, ma i Paramore, ancora una volta, come tanti altri gruppi come loro, sono caduti in tentazione, vittime (forse) dello show-business. Ma come biasimarli, se anche questi giovani vogliono provare a vivere della loro musica? D’altronde si sa, le cose di “nicchia” han dato sempre da mangiare a ben pochi..
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By Dejanira Bada
– 29 ottobre 2009

I Sigur Ros meneghini, si amo definirli così e non per doverli etichettare ad ogni costo ma perchè credo, essendo i LGB ancora ahimé poco conosciuti, possa esser un bel complimento e buono spot per chiunque voglia approfondire la loro conoscenza.
Ovviamente non sono una mera copia del quartetto islandese anche se sicuramente ne si sente l’influenza.
Il loro dream pop seppur non influenzato dai geyser, dalle aurore boreali e dai sei mesi di luce e sei mesi di oscurità riesce a dare quel tocco di atmosfera onirica e cittadina che ben li contraddistingue.
Poco tempo fa parlando con loro mi dissero che Milano era un’influenza relativa e la mongolfiera stava proprio a significare il volersi distaccare da quella realtà. Questa credo sia la forza dei Le Gros Ballon comporre musica rarefatta, sognante, perchè dalla mongolifiera si possono osservare nuovi paesaggi che durante la normale consuetudine non si riescono a percepire e soprattutto apprezzare.
Esiste poesia anche negli ambienti più razionali che loro riescono a rendere più dolci ed affascinanti.

http://www.myspace.com/legrosballon
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By Federica Folino
– 29 ottobre 2009
Allora, a tutti i lettori dark di questo blog: “Comunichiamo che è’ nato l’album per voi!” Gli Editors son cambiati e aggiungerei, si sono evoluti, pubblicando un disco con i fiocchi e molto coraggioso. Primo singolo estratto “Papillon”, il cui video è già in programmazione su Mtv Brand New (naturalmente). Sinceramente però vi devo confessare di non aver ancora capito bene il senso della storia del video in questione (sono un po’ “tarda”). Quindi a chiunque di voi avesse avuto l’illuminazione, vi prego di commentare questo post per darmi così la spiegazione. Ad ogni modo il disco s’intitola “In This Light And On This Evening” e lo considero davvero un buon lavoro, forse quello che più rappresenta la band. Quasi sparite le chitarre, scomparso il pianoforte, sostituito dalle tastiere, per sonorità new wave e nettamente elettroniche. Un album che sconvolgerà, in parte, gli affezionati degli Editors, che si sono appassionati a loro per il sound indie rock, che fin dagli esordi li ha sempre contraddistinti. “In This Light And On This Evening” è oscuro, inquietante, tenebroso, ma allo stesso tempo incredibilmente dance. Adatto a tutti coloro che sono davvero aperti di mentalità e che non si fossilizzano mai soltanto su di un determinato genere musicale.
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By Dejanira Bada
– 19 ottobre 2009

A Brief History Of Love
[...] Il biglietto da visita recita ‘rock elettronico, shoegaze, noise-pop’ e la definizione non va molto lontana dalla realtà dei fatti perché ABHOL è un riuscito (seppur non originalissimo) mix di chitarre distorte, synth sporchi, muri del suono a volte eccessivamente noisy (si ascolti Too young to love, il primo singolo pubblicato) ma che viaggiano al limine tra il frastuono furbamente riverberato e l’inno da stadio (At war with the sun e l’ultimo singolo Dominos, ad orecchio e croce il più commerciale, oltre quello che in questo momento fatica ad uscirci dalla testa: cori e coretti ripetuti come mantra qui non mancano, rimandandoci appunto ai “Glasvegas” e anche al cantato del leader dei “Black Rebel Motorcycle Club”).
Nonostante queste premesse, per stessa ammissione dei due, ABHOL sostanzialmente parla dell’amore esaminandolo nei suoi vari aspetti (le ragazze, le rotture, il sesso, l’auto-commiserazione depressiva tipica dell’adolescente) e momenti di sconforto, esaltazione, ironia e rabbia: undici tracce che vanno dalle ballate, forse i momenti meno riusciti del disco (si prenda Love in vain, un amore che è finito, dove Furze canta, in un impeto emo-disperato, robe del tipo “if you really love him, tell me that you love him again”, e che fa il paio con il poco ottimistico “we’re better off dead” dell’ultimo brano), alle tracce che non disdegneresti di ballare (Too young to love) a quelle invece da ascoltare a tutto volume. È il caso del brano di apertura, Crystal visions, manifesto programmatico oltre che uno dei due-tre momenti migliori dell’intero disco: epica apertura costruita sul muro del suono di cui sopra, un crescendo martellante dalla lunghissima intro e dagli echi monumentali che rimangono anche dopo che si è arrivati alla fine delle undici tracce. [...]
Sintetizzatori, amore, inni, chitarre distorte, anima e drum machines sono un azzardo eccessivo? Non lo sappiamo, ma questa sorta di manuale fragoroso e distorto di psichedelia amorosa merita di essere ascoltato, che sia sfruttando la potenza dello stereo o ascoltandolo nell’intimo delle cuffie del proprio lettore mp3. ABHOL è un signor disco d’esordio e quella dei “The Big Pink” non dovrebbe essere una semplice ’scappatella’, pardon, una breve storia d’amore.
Per leggere il testo completo cliccare qui http://ilraffo.wordpress.com/
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By Raffo
– 14 ottobre 2009
Ci sono gruppi più originali nel concepire idee interessanti per i loro videoclip che per la musica e indubbiamente questo è uno di quei casi,
Loro si definiscono una indie-pop-rock band e sono di Pittsburgh.
I brani contenuti nell’ album potrebbero essere la colonna sonora di ogni Spring Break (festa di fine semestre per gli studenti del college) i loro accordi così dannatamente “primaverili” portano a scrivere che l’originalità di questi ragazzi della Pennsylvania lascia un po’ a desiderare…
MA
resta il fatto che la particolarità e intuizione di questo video siano degni di nota,
i tre suonano in un cardboard set con tanto di strumenti in cartone
e se non è la musica ad aver catturato la tua attenzione ma un videoclip, vista ma soprattutto sentita l’omologazione creativa della maggior parte delle band “pop and rock”, un plauso ai Meeting of Important People !
Federica Folino G.
Guarda Il Video
Brittney Lane Don’t Care - Meeting Of Important People
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By Federica Folino
– 13 ottobre 2009
E’ strano che un film come Twilight abbia suscitato così tanto interesse soprattutto sotto l’aspetto musicale. Il merito di ciò va sicuramente in parte attribuito ai Paramore, che scrissero la bellissima “Decode” e a Thom Yorke, che fu ben felice di scrivere una traccia già per “Twilight”. In attesa dell’uscita del secondo episodio della saga, “New Moon”, è già in programmazione il video del primo brano estratto dalla colonna sonora, “Meet Me on the Equinox” dei Death Cab for Cutie. Molti saranno i grandi nomi della scena rock e non solo che faranno parte di questa entusiasmante colonna sonora. Solo per citarne alcuni: Thom Yorke con “Hearing Damage”, i the Killers con “A White Demon Love Song”, addirittura i Muse con “I Belong to You [New Moon]”, i Black Rebel Motorcycle Club con “Done All Wrong”, gli Editors con “No Sound but the Wind” e molti altri ancora! Se il mondo intero sta fremendo ormai da un anno per l’uscita del seguito di questo film, noi naturalmente più che altro aspettiamo con gioia la venuta al mondo di questa Original Soundtrack davvero degna del massimo rispetto!
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By Dejanira Bada
– 12 ottobre 2009
[...]Come è risaputo Ferrara è da qualche anno “d’istanza” nel nostro paese, complice un rapporto venutosi a creare con alcuni produttori italiani. Di questo ne faccio spesso (vista la carenza cronica ovviamente) un motivo di vanto sciovinistico esagerato con alcuni amici stranieri amanti del cinema coi quali mi capita di scambiare
riflessioni via internet.
Il film è il primo esperimento di Ferrara col documentario o meglio con la docu-fiction. Il risultato
è un incrocio tra un servizio di Annozero (a sua volta sempre molto e sempre più filmicizzati’ e ibridati con la fiction…celebre la reinterpretazione attoriale della lettera di Veronica Lario al Corriere della Sera) e un esperimento di Herzog. Dove la prima parte è senza dubbio la più riuscita, complice soprattutto, il magnifico distacco di un’artista, sì straniero ma comunque originario di questo posti. Le parti più affascinanti sono soprattutto le interviste alle donne della Casa Circondariale di Pozzuoli. Valgono infatti molto di più i film raccontati e mai-girati (o meglio ancora girati ma dentro di noi) che escono dai loro
racconti che gli innesti “fiction” piuttosto posticci che Ferrara ha scritto per il film. A tratti anzi appaiono molto più filmiche e “fiction”le interviste reali, con quelle magnifiche lunghe pause che Ferrara ha tenuto in montaggio, che le storie di cruda violenza e tossicodipendenza presenti
nella parte narrativa. Paradossalmente troppo vere.
L’inferno è triplice e la scelta di Ferrara è di lasciarci come al solito senza speranze, increduli, inermi e imperfetti di fronte al Divino Sculacciatore.
Per leggere il testo completo cliccare qui
http://davidesada.blogspot.com/
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By Davide Sada
– 9 ottobre 2009

punk -rock elettro-acustico d’autore
(UNHIP / LA TEMPESTA / INFECTA / VENUS)
Se siete stanchi ed incazzati, se vi sentite gratuitamente offesi dal paese che vi ha dato il natale, questi pisani lo hanno capito e ve lo raccontano.
se non riuscite ad interloquire con tutta quella quantità di gente che ci ha ridotto in questa situazione pur ipocritamente contestandola,
se una serie infinitesimale di “se” vi porta a voler urlare e mandare affanculo tutto e tutti, se siete una di quelle sempre più numerose persone che vogliono o vorrebbero emigrare, se provate tutto questo allora ascoltatevi, compratevi e andate a vedere un live degli Zen Circus credetemi, vi sentirete meglio!
questo album rappresenta nel migliore dei modi l’ennesimo autunno caldo italiano.
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By Federica Folino
– 6 ottobre 2009