
Non sono un’amante dei villaggi turistici preferisco viaggiare ma credo che quasi tutti almeno una volta ci siano capitati dentro, anche per sbaglio… e alla lista dei contro ci si può trovare però un pro che ha un che ti gratificante per il genere umano…
Avete presente quella sensazione d i strana familiarità che si crea già dopo il primo giorno con gli altri avventori del villaggio?
Bene quest’ultima si crea anche al Mi Ami, scatta un’alchimia e per tre giorni si diventa tutti parte di una grande famiglia colorata e rock’n’roll, oltre che sempre più numerosa, con relativo attimo di malinconia la domenica sera.
Quindi dopo esserti salutato alle 4 di notte fai esattamente il giro dell’orologio e ti dai buongiorno.
Finalmente quest’anno il palco La Collinetta era davvero sulla collinetta, finalmente quest’anno non ha piovuto, finalmente quest’anno si è ripetuto.
Quasi un centinaio le band che si sono esibite, cito quelle che più hanno colpito le mie papille uditive.
Venerdì sul Pertini live d’haute couture per tre ore filate, partendo con i Bud Spencer Blues Explosion che hanno iniziato a scaldare l’atmosfera, passando poi per gli Amor Fou e il loro live fumoso, caldo e analogico per poi entrare in un trip di quelli che non ti scordi facilmente con i Giardini di Mirò e svegliarti da quest’ultimo con il rock più cattivo e umano di cui l’Italia oggi ha bisogno, Teatro degli Orrori, una delle loro migliori performance.
La serata di venerdì si conclude con un espiazione profonda e quando sale Nima (NT89) viene dato il colpo di grazia.

Sabato sulla Collinetta di Jack ci sono da segnalare le ottime perfomance dei Giobia e degli Ex Otago ma sul Pertini la situazione è di quelle che si riescono a ripetere poche volte, all’ora del tè salgono i Criminal Jokers e ti offrono biscotti al punk e wave con un pizzico di folk e mentre li mangio piacevolmente scopro Kaweit & The Spokes (Georgeanne la voce noir dei Delta V) e un po’ mi annoio ascoltando Mama Majas & Don Ciccio.
Arrivano gli A Toy Orchestra e come dice il Rockit Mag: “Per un attimo, l’Idroscalo sembrerà Hyde Park”, Beatrice Antolini sul palco con loro, un valore aggiunto che ha reso oserei dire perfetta la performance.
Dopo quel tuffo oltremanica, il momento importante della serata di sabato: un bagno nel Tirreno, nell’Italianità estrema quella bella quella che non ti fa vergognare, che ti fa incazzare.
Salgono sul palco gli Zen Circus e dopo Gente di Merda, Andate tutti Affancul o e L’Egoista insieme ad Appino e soci ecco Nada che oltre a Vuoti a perdere ci regala Amore disperato, Ma che freddo fa e Luna in piena, per un’attimo il Magnolia unisce in un unico istante la musica bella non indie, indipendente mainstream, sanremese… cazzo belle canzoni e basta!
Domenica the last day la collinetta di Jack ospita i momenti migliori partendo con Sergio (Hot Gossip) si prosegue tra suoni più norvegesi dei Brown and the Leaves e sulla collinetta il relax è totale…un altro momento “Hyde Park” al tramonto, il tempismo è perfetto.
Infine Brunori che non ha oramai più bisogno di presentazioni mentre sul Pertini tutti si preparano per cantare insieme ai Perturbazione e proseguire poi con i TARM e te ne vai via dall’Idroscalo canticchiando Mai come voi…
