
il cantautore irlandese da anni residente in Italia ci racconta la sua storia, da quando insieme a Robbie Williams scrisse Angels fino ad oggi con il suo nuovo album “Further, more” di prossima uscita.
Ray Heffernan mi incuriosisce
ora vi spiego il perchè, stando in Italia è diventato “un tuttofare della musica” scrive e canta innanzitutto le sue canzoni, ma poi conduce un programma radio, organizza dei concerti insomma ha capito che in questo paese uno almeno all’inizio non può permettersi di fare soltanto quel che sa fare e quindi ha l’obbligo di diventare “Multitasking”, chissà se poi un giorno questa caratteristica che porta chi vive qui a destreggiarsi tra mille attività non possa anche risultare cosa buona, di certo non è cosa normale.
Per farmi capire la differenza fra il belpaese e l’Irlanda mi ha spiegato che per il governo irlandese gli artisti e i cantautori sono classificati come “artigiani dell’arte/musica”, non penso ci sia bisogno di aggiungere altro… vero Renato?
Un cantautore irlandese in Italia, perchè?
Quando sono arrivato in Italia ho incontrato un ragazzo che mi ha detto “io non amo la musica”, allora mi ha incuriosito, volevo capire perchè e come veniva vissuta la musica in Italia; arrivo da un paese nel quale quest’ultima è parte fondamentale di quasi tutti e ho voluto provare a cercare di cambiare qualcosa, non voglio mollare l’osso.
Vuoi raccontarci la storia di “Angels” ?
In Irlanda si dice che quando un bambino nasce morto è nato un angelo
la canzone è nata da una mia esperienza personale nei tempi in cui vivevo a Parigi, quando sono tornato a Dublino ho incontrato Robbie in un pub tutti e due in quel periodo bevevamo tanto così ci siam messi a scrivere insieme e una sera questa mia storia è finita in un nostro pezzo, poi ci siam persi di vista lui è tornato in Inghilterra. Quando la canzone è uscita mi hanno riconosciuto il fatto che l’avessimo scritta insieme ma ero giovane ed inesperto quindi i soldi che mi hanno dato con il senno di poi e con il successo di quel pezzo ovviamente non valevano la sua vera potenzialità ma sono comunque contento di essere riuscito a scrivere un brano capace di raggiungere così tante persone e questo non lo puoi comprare.
Hai vissuto parecchi anni anche in Francia, sapresti indicarmi una caratteristica positiva e negativa dei tre ascoltatori che assistono ad un tuo concerto
Okay l’irlandese accetta la musica come punto centrale della sua vita e non solo della serata e ha una fedeltà nella musica, ha una grande educazione musicale, cerca qualità e non sono pigri non accettano cover come forme di intrattenimento ma al contempo ha una mentalità tipica dell’isola, quando nasci su un’isola credi che tutto il mondo sia tu.
I francesi adorano le parole, i giochi di parole, il livello delle liriche l’arte della parola, gli chansonnier
ma non c’è nulla di nuovo, sperimentano poco le novità a livello dance si ma a livello cantautorale non mi sembra o magari non conosco abbastanza i nuovi cantautori.
Per l’italiano non è mai la musica centrale, è sempre accompagnamento alla conversazione, è sempre in sottofondo ma in positivo sento una nuova voglia di cambiamento siamo tutti stufi dei tributi.
Il tuo prossimo album tra poco uscirà, raccontaci il concept di questo tuo ultimo lavoro e infine se c’è la possibilità che esca anche per un’etichetta italiana
S’intitolerà “Further, more” mentre andavo in giro per l’Europa durante la promozione del vecchio album ho scritto molto e volevo racchiudere questi brani in un album che in pratica è nato viaggiando.
Non penso ad etichette italiane il governo irlandese mi aiuta vendendo le mie canzoni all’estero quindi non sarebbe conveniente ma magari una distribuzione in Italia quello si.
