
Scoperto per sbaglio (stavo cercando di capire che fine avesse fatto quel magnifico programma che era Il Terzo Anello) dal sito di Radio 3, Athens non è una novità, il disco è del novembre scorso ed è firmato dagli Underworld assieme a Darren Rice (collaboratore in studio di sempre del duo) e Steven Hall. Come spesso capita, quando è un disco che ti viene a cercare, non è per caso. Da settimane ne sono ossessionato. Si tratta di una collezione di cover o meglio dis-cover, dove la scoperta è duplice: senza dubbio la sorpresa di trovare artisti così distanti dalla house-music-cassa-in-quattro che ha reso celebri i ’sottomondo’, ma poi anche quell’approccio così ‘free’ che pervade tutto l’album. L’atmosfera è quella di una jam-session…siderale. Il suono delle batterie, il riverbero-sala, i fruscii, sono in primo piano, gli artifici post-produttivi, sia pur presenti, assumono la dimensione di una materia fantasmatica che suona a priori. Più spesso mi sono ritrovato a pensare, erroneamente, “beh sì questo basso c’è anche nell’originale”. La successione dei brani è quasi senza soluzione di continuità, la dimensione mantrica di molti dei brani permette all’ascoltatore di entrare letteralmente in un mondo parallelo. Entrarci in profondità. Senza accorgersi che si sta passando da un fricchettonissimo Soft Machine d’annata a uno ’stiloso’ squarepusher. Il link si fa spirituale, invisibile, inaudibile a meno di cancellarci a nostra volta.
(info: http://www.underworld-misterons-athens.com/)