
La prima volta che li ho visti era il 2008 (com’è quasi ovvio che sia), prima del live un ragazzo mi si avvicina e dice: “ogni loro concerto è un esperienza quasi mistica” , ricordo di essere rimasta perplessa e con tutta onestà pensavo fosse un fan accanito con la sua esagerazione. Sicuramente mi aveva colpito la frase anche per il fatto che tutto quell’affetto per un gruppo nato da così poco e con appena un album all’attivo ma soprattutto per una band del circuito indipendente ed italiana era strano, dopo il concerto un po’ meno. Insomma le mie papille uditive stettero più attente quella sera.
Pierpaolo, la versione italiana di un animale da palco come Iggy(Pop) o Mick(Jagger), alla fine del concerto pronunciai solo un laconico : “sti cazzi” (con tutto l’entusiasmo che questa espressione ha da offrire).
Amo ricordare il passato soprattutto quando si ripete con la stessa intensità nel presente: Novembre 2009, il Teatro Live al Koko Club di Biella presentano il secondo album che taglia più del primo, ha gli angoli smussati ma incidono di più perchè quando tutto sembra meno pericoloso si sta meno attenti e per questo ci si fa più male. Il miglior album italiano del’09.
Intervista (a Pierpaolo Capovilla) a cura di Luca Sacco e Federica Folino G.
Il disco verte fondamentalmente in due direzioni: il sociale, con canzoni di protesta come “a sangue freddo, il terzo mondo, padre nostro” e l’amore, sempre però disturbato e lancinante, “io ti aspetto, direzioni diverse, è colpa mia, e die zeit”. Sopratutto “direzioni diverse” è molto interessante, in quanto viene remixata dai bloody beetroots, perchè proprio quella, è una scelta vostra o loro?
Tutte le dodici tracce, anzi tredici, se vi includiamo la b-side del singolo, credo vertano sul sociale, perché anche quei pezzi che sembrano “d’amore” sono in realtà piccole indagini sulle ingiustizie che si nascondono nelle relazioni sociali, in quelle più private ed intime. “Direzioni Diverse” è stata remissata all’ultimo momento; Giulio e Bob Rifo sono vecchi amici, ed avevano già fatto cose insieme. Ci sembrava una bella sfida metterci un po’ di tensione poetica nella tecno.
Geniale e sopratutto di grande resa la cover di Carmelo Bene “Majakowskji”; poche volte ho sentito la poesia così a suo agio in musica, perchè questa scelta?
Mi permetto una precisazione non da poco: non si tratta di una cover di Carmelo Bene, ma di una rilettura della poesia di Majakowskji “All’amato se stesso l’autore dedica queste righe”. Certo, l’ha cantata anche Carmelo Bene, che è colui che me l’ha fatta conoscere. Abbiamo cercato di fare la stessa cosa… cantare Majakovskji, riportarlo in vita, resuscitandone i versi. Bene, ma anche Artaud, sapevano benissimo che la poesia deve essere liberata dalla prigione della parola scritta: per farla vivere devo pronunciarla ad alta voce, come se fossi io l’autore. La poesia, naturalmente, se ne infischia dell’autore. La poesia, per esser tale, deve vivere di vita propria.
A me l’album ricorda parecchio i gruppi noise americani, gente come Shellac, Jesus Lizard, Cop Shoot Cop, Shudder to Think e poi sempre e sopra di tutti Tom Waits per il suo approccio nel cantare, quasi parlato e volutamente sopra le righe.
Tutto vero. Grazie per il paragone con Tom Waits.
One Dimensional Man faranno ancora dischi o il progetto è momentaneamente in stand by?
One Dimensional Man sono e resteranno in stand-by ancora per un po’. Il progetto de Il Teatro degli Orrori è diventato troppo importante e troppo bello, ed è difficile trovare il tempo per altre cose. Ma non ho mai parlato di scioglimento di One Dimensional Man e mi riservo il piacere di stupirvi, in un futuro sconosciuto.
Cosa ne pensi della situazione musicale in italia?
Credo ci siano molte cose buone in giro. La storia più recente della nostra casa discografica lo dimostra. C’è sempre una gran voglia di musica in giro, di ascoltarla e di suonarla; i gruppi sono tantissimi, e in questa moltitudine è forse un po’ più difficile emergere.
Ti piace di più il vino o la birra?
Il Vino, mio caro, il Vino.

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