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Rock In Idro 2009

Non c’è nulla da fare, noi italiani in quanto a festival non siamo fortunati come i nostri cugini europei: Reading, Werchter, Pukkelpop e Sziget – giusto per citarne alcuni – sono eventi di una portata diversa rispetto a quelli di casa nostra. Detto ciò, il Rock in Idro quest’anno si presentava con un tabellone variegato e non particolarmente mainstream. L’idroscalo, poi, poteva essere la cornice giusta per godersi i concerti di band come Pogues e Faith No More. Scrivo “poteva” perché qualcuno ha ben pensato, a pochi giorni dal festival, di revocare l’autorizzazione per utilizzare l’area concerti dell’idroscalo, fatto che ha costretto gli organizzatori a spostare l’evento al Palasharp. I motivi? Non è dato saperli…

Il trasloco “indoor” non ha avuto ripercussioni a livello di presenze: in entrambi i giorni il pubblico non è mancato e, sfidando il caldo e un tasso di umidità degno di Mexico City, ha avuto modo di gustarsi qualche bella performance. Sabato pollice su per i Subways: Billy Lunn e Charlotte Cooper ci sanno decisamente fare sul palco. Non si può dire lo stesso per i Babyshambles, guidati da un frontman che è la controfigura di quello dei Libertines. Gogol Bordello e Flogging Molly fanno quello che devono fare: far ballare la gente in attesa dei Pogues che, con Shane MacGowan fresco di visita dal dentista, “chiudono le danze“ di questa prima giornata. E i Social Distorsion? C’erano e, a giudicare dalle t-shirt dei presenti, erano forse il gruppo più atteso. Mike Ness e soci non li hanno delusi, con una scaletta che ha ripercorso la loro ultraventennale carriera.

Domenica line up più hardcore/nu-metallica, con Gallows (in partenza per il Warped Tour), Parkway Drive e la reunion dei Limp Bizkit. Prima della band di Fred Durst palcoscenico tutto per i Lacuna Coil: gli amanti del genere avranno certamente apprezzato. Tra un cambio palco e l’altro, merita una visitina il Red Bull Tour Bus che, di stanza nel piazzale stile Festa dell’Unità del Palasharp, propone il live di due band di casa nostra: Emoglobe e Sick Tamburo. Ero curioso per il nuovo progetto di Gianmaria Accusani (Prozac +): li avevo persi di poco al Miami, qui ho recuperato. Come sono? E’ ovvio, come un cane con tre zampe…

A chiudere, l’evento nell’evento: i Faith No More. A metà concerto, prima di suonare “Epic”, Mike Patton ha detto: “siamo vecchi per queste ca**ate”. Probabilmente nessuno dei presenti era d’accordo, perché in un’ora e mezza di concerto il gruppo di San Francisco li ha accompagnati in un viaggio musicale alle radici degli anni novanta. Immagino lo siano state anche le band che li hanno preceduti, perché un po’ tutte devono qualcosa a questi “vecchietti”.

L’ugola di Mike è ancora la stessa, quella di un cantante che può permettersi di cambiare registro e stile vocale come pochi altri, così come la voglia di scherzare soprattutto qui in Italia, che è un po’ la sua seconda casa. Ci prova anche con una versione in italiano di “Evidence”, stupendo e divertendo allo stesso tempo. La scaletta accontenta tutti, andando a pescare da “Angel Dust”, “King for a day” e “The real thing”. Con “We care a lot” cala il sipario e lì per lì ci rimango male, perché non c’è tempo per sentire anche “Digging the grave”. Ma fa niente Mike, sono andato a casa contento e la mattina dopo me la sono sentita in loop da Loreto a Porta Genova, e mi sa che sul vagone di quel treno della verde non ero l’unico…

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